Quella LEI che vorrei essere io

Erano le 3.56 e come spesso accade giravo tra le camere dei bambini.

(In questo caso era la tosse di Frenci ad aver deciso di allietare il mio sonno)

 

Mi ritrovai in bagno.

Davanti allo specchio.

A osservare LEI.

 

Vidi una donna sulla trentina, con capelli arruffati, viso stropicciato, occhiaie a livello del mento, occhi bagnati e labbra tirate.

Era una donna provata… sul pezzo ma provata.

 

Poi ad un certo punto tutto cambiò.

Schiena dritta, occhi pieni di luce ed un sorriso di lato appena accennato . Non capivo cosa stava succedendo .

Poi tutto è stato chiaro.

Quella donna aveva capito che un giorno non sarebbe mai più stata indispensabile per i suoi bambini, perché un giorno sarebbero diventati grandi e dei suoi baci e delle sue coccole non ne avrebbero più avuto bisogno.

Vidi una donna che se anche provata, non doveva lamentarsi di quello che stava facendo, essere madre è una benedizione e potersi dedicare ai propri bambini è un importante missione.

Quello che quella donna aveva capito era che le fatiche saranno sempre e tante, cambieranno i problemi, cresceranno gli impegni, aumenterà la stanchezza ma tutto di pari passo alla gioia di aver creato degli adulti del domani felici, sereni e anche un po’ pazzerelli.

Quella donna distrutta dal sonno era una donna felice perché forse solo in quel momento aveva capito che anche lei stava cambiando e lo stava semplicemente accettando .

Prima di essere una donna con un nuovo super lavoro era una mamma con una super prole alla quale dava il massimo sempre.

Quella donna aveva capito che questi bambini che oggi sono alla materna, già domani, saranno gli stessi che si allontaneranno da lei, ma , quando questo avverrà, lei sarà a casa ad aspettarli semplicemente fiera di poter dire che sono figli suoi.

 
Erano le 3.58.

 
Sorrisi a quella lei che mi fece ricordare chi voglio essere io.

 
Spensi la luce e mi sdraiai.

 
Distrutta ma felice .

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